SEBASTIAN HERKNER ::
INTERVIEW

Laureato all’Offenbach University of Art and Design, il giovane designer tedesco Sebastian Herkner (Bad Mergentheim, 1981) ha già un solido curriculum professionale alle spalle, che conta collaborazioni con note aziende come Moroso e ClassiCon e importanti riconoscimenti come il German Design Award e il Red Dot Design Award. L’abbiamo intervistato allo stand Moroso, in occasione della sua partecipazione al Salone Internazionale del Mobile di Milano.

DROME: La tua personale definizione di “buon design”?
SEBASTIAN HERKNER: Per me l’aspetto più importante nel design è il valore della responsabilità. Naturalmente, un buon prodotto deve possedere al contempo un carattere funzionale e una bella forma, e il suo progetto dovrebbe scaturire da un bisogno.

D: Quali materiali prediligi?
SH: Mi piace lavorare con materiali industriali e autentici, come il vetro o il metallo, senza tralasciare l’artigianalità e la tradizione.

D: Infatti, hai partecipato alla mostra New Old. Design Between Tradition and Innovation.
SH: Sì, con il tappeto Perserfell, un mix tra un tappeto in pelle d’animale e uno orientale. Solitamente unisco manualità e tecnologia, per conferire nuova forma a oggetti tradizionali.

D: Una celebre icona del design che ti piacerebbe reinterpretare?
SH: Difficile da dire. Forse un pezzo di Achille Castiglioni, ma i suoi lavori sono già perfetti così.

D: La tua produzione è molto eclettica…
SH: Mi interessa combinare diversi colori e materiali, cercando sempre di prestare attenzione ai dettagli. Spesso quando sviluppo il concept di un prodotto seguo il mood e la filosofia dell’azienda committente. Per esempio, la poltrona Coat disegnata per Moroso si addice perfettamente alla vocazione del brand, che considero sinonimo di avanguardia e stile contemporaneo. Dall’altro lato, il tavolino Bell che ho ideato per ClassiCon ha una linea completamente diversa. Considero ogni collaborazione come uno scambio, una fusione tra la mia visione personale e l’attitudine dell’azienda per cui lavoro.

D: Come è iniziata la collaborazione con Moroso e come è nata la poltrona Coat?
SH: L’anno scorso ho partecipato al SaloneSatellite con Bask, una serie di cesti e tavolini realizzati in acciaio con tessitura in fili di carta. Patrizia Moroso ha visto i miei pezzi e li ha trovati interessanti. Dopo quell’occasione ci siamo incontrati un paio di volte, e infine abbiamo deciso di collaborare. L’idea di partenza per la collezione Coat è stata la stampa. In particolare, l’ispirazione proviene dai calzini antiscivolo per bambini. Volevo creare qualcosa di leggero e semplice, una poltrona senza piedini che aderisse direttamente al pavimento. Come vedi, la particolare tecnica di stampa che ho utilizzato ha un ruolo funzionale e al contempo decorativo. È una stampa in silicone, e interagisce con il tessuto creando una sorta di “effetto bagnato”. Il rivestimento della poltrona è morbido e rimovibile, sembra quasi una coperta posata sulla struttura, da qui la scelta del nome Coat. È molto stimolante collaborare con marchi come Moroso. Quando visiti le fiere d’arredamento e vedi gli stand di aziende come questa, inevitabilmente pensi: «Wow, sarebbe grandioso presentare qualcosa qui». Ho lavorato per otto mesi di fila su questa collezione – più o meno come quando aspetti un bambino! – ed è fantastico vedere il frutto di questo lavoro qui, ora.

D: Anni fa hai svolto un tirocinio presso Stella McCartney a Londra. Che tipo di esperienza è stata?
SH: Sì, è stato tra il 2003 e il 2004. Lavoravo nel settore tessuti e colori. È stata una esperienza molto interessante, completamente diversa rispetto al design del prodotto industriale, ambito nel quale mi sono formato, ma significativa per la mia crescita professionale e creativa. Penso sia proficuo confrontarsi con altri campi e ricevere influenze da diverse discipline, persone e tecnologie, così da scoprire e concepire sempre nuove idee.

D: Quali designer contemporanei trovi interessanti?
SH: Ammiro molto il lavoro di Konstantin Grcic. Inoltre, mi piacciono i progetti di Inga Sempé, Sylvain Willenz e Nipa Doshi & Jonathan Levien.

testo di Francesca Cogoni
ritratto fotografico di Carlo Beccalli per DROME magazine
02.05.2012

web: www.sebastianherkner.com