LIVE ARTS WEEK VI :: DOV’È FINITO GIANNI PENG?

La sesta edizione di LIVE ARTS WEEK inaugura la prima parte del programma nella Manifattura delle Arti con una serie di interventi legati tra loro da un trama sottile che innesca un collegamento trasversale tra le gallerie coinvolte.
Il progetto di Mattin & Miguel Prado, Evacuation of the voice, proposto in un’installazione sonora presso CAR DRDE, viene anche reinterpretato dal vivo alla P420 da Margherita Morgantin e Martina Ramponi. Si tratta di un tentativo di promuovere una pratica vocale come esercizio di spersonalizzazione, di prendere le distanze dalla mercificazione della propria identità, di maturare una sensibilità verso forme di espressione involontarie.
Mette Edvarsen, dopo averci presentato in una precedente edizione libri viventi impersonati da un gruppo di volontari trasformati in mnemosine, torna a Bologna con Time has fallen asleep in the afternoon sunshine, e propone una riscrittura dei testi imparati a memoria che danno vita ad una biblioteca di edizioni originali esposti al LOCALEDUE, mentre lei ci guarda assorta nella sua personale riscrittura in vetrina alla P420.
La seconda serata prende vita alla Galleria d’Arte Moderna, sede principale del festival, che riapre a 40 anni esatti dalla prima edizione della Settimana della Performance con una programmazione senza spettacolarizzazione, centrata su pratiche di risonanza tra i corpi. Nico Vascellari con un’ambientazione da girone infernale, Scholomance (II), invita Silvia Costa, Cristina Kristal Rizzo e Dana Michel a colonizzare gli spazi del pianterreno. Tra elementi industriali e suggestioni naturali, tra proiezioni accecanti e tubi neon technicolor, il pubblico vaga in una processione escheriana sopraffatto dall’onda elettronica noise di Prurient; Vascellari appare qua e là aggiungendo segni impercettibili alla sua installazione, mentre un gruppo di alpini in giro per la GAM fischietta e canta offrendo acquavite.
Il Venerdì, Massacre: variations on a theme, una pillola di Alexandra Bachzetsis, instaura una relazione con lo spazio completamente diversa dalla sera prima: sembra di stare a teatro, e ancor diversa sarà l’ultima serata dove le performance invaderanno tutti gli anfratti della galleria.
Il Sabato la tensione cresce ed esplode nell’approccio fortemente fisico di Anastasia Ax, per poi rientrare nel ritmo intimamente magico di Dana Michel, che esplora con un linguaggio viscerale i limiti della propria wildness. Vagando con la testa in aria, s’incontrano i graffiti di Kosta-Théfaine, segni primitivi importati dalle banlieue parigine che ci piacerebbe vedere spalmati sull’intero edificio, dilatando con l’immaginazione la prospettiva temporale dell’intervento.
La chiusura di serata straborda di forza ipnotica tra la sonorità metal-noise di Ulrich Krieger e il paesaggio musicale di Valerio Tricoli, entrambi stimoli che necessitano di un vero ascolto per essere decifrati, un ascolto ben lontano dai paradigmi dello show a cui siamo normalmente abituati.
Aspettando che passi un anno per vedere come Xing riuscirà ad emozionarci, speriamo che torni a Bologna anche Gianni Peng, grande assente di questa edizione, forse rimasto intrappolato ad Atene o ripartito ante tempo per Bruxelles, o magari disperso nel grande nord.

Andrea Montesi
28.05.2017

LIVE ARTS WEEK VI
Ex GAM
web: http://www.liveartsweek.it/2017/it/

Bologna, 26-29 Aprile, 2017