IN THE VAN #06 ::
VERONICA TRONELLI

Sul comodino, La Storia Infinita. Nell’aria, un’atmosfera d’altri tempi, un mondo surreale. Siamo nella stanza di Veronica. Eppure sembra di essere in una casa delle bambole. O sul set di uno scatto di Tim Walker che, non ci stupisce, Veronica adora. Fashion designer e costumista, giovane e talentuosa, Veronica sogna di diventare una stylist di successo. Tra poco partirà per l’Australia, dove desidera ritagliarsi il suo posticino nel mondo, o almeno in una parte di mondo che, spera, possa davvero apprezzare quello che fa con passione.

 
DROME: Qual è la tua visione di moda?
VERONICA TRONELLI: La moda per me è qualcosa che deve necessariamente tendere al bello o quantomeno all’armonico. E la personalità di ognuno può quindi essere veicolata, nell’arte così come nella moda, trasformando in abito/accessorio/gioiello la visione poetica di chi crea, mantenendo ben salda la propria individualità, per me sacra.

D: Cosa pensi del sistema moda oggi e come vorresti che cambiasse in futuro?
VT: Che sia tutto l’opposto di quello che ho detto finora! O almeno in parte… Oggi il sistema moda è qualcosa da cui rifuggo, vuole inglobarti, come un amante morboso che ti sviscera e, quando non ne ha più bisogno, ti abbandona.
Però poi ci sono tante piccole realtà che cercano di valorizzare l’individualità del singolo, l’integrità personale di ognuno. Ma io sono un’eterna nostalgica del passato, dunque rimpiango i tempi lontani e, in merito al futuro, dubito che nel mercato di oggi ci sia davvero uno spazio per le piccole realtà che se lo meritano.

D: Quale ritieni si possa definire oggi la più influente e innovativa capitale della moda? Perché?
VT: Negli ultimi decenni le più classiche capitali della moda si sono fortemente omologate. Soprattutto l’Europa, ma anche il Giappone, tendono a conglobare e incorporare, proponendo prodotti simili. Ad esempio, ormai non c’è grande diversità neanche tra Parigi e Londra. Penso quindi che, più che di capitali, oggi bisognerebbe parlare di persone che fanno moda, piccole realtà in grado di reinventarsi e da cui la moda ufficiale trae ispirazione.
 
D: Qual è il fil rouge, il concetto portante che lega le tue creazioni?
VT: Il fil rouge nelle mie creazioni è il processo creativo stesso, quello svuotare la mente che caratterizza sempre la fase di realizzazione. Quando creo non penso a quello che sto facendo, è un percorso introspettivo, una sorta di autoanalisi durante la quale butto giù tutto ciò che ho dentro e così nascono cappelli con fagiani impagliati ed elmetti di pizzo rosa…


D: Cosa nutre il tuo immaginario creativo e come concretizzi gli stimoli esterni nella realizzazione di un tuo gioiello?
VT: Sono fortemente influenzata dallo stretto rapporto che ho con la fotografia. Nelle mie creazioni ricorrono degli elementi, spesso di natura sacra e esoterica, proprio perché ho trattato quegli stessi temi, nel ruolo di stylist e costumista, nei progetti fotografici che nascono dalla collaborazione con il mio compagno Gianmaria De Luca. Il profondo legame con il passato, alla ricerca di ricordi e monili, è un’altra componente molto stimolante per il mio processo creativo.
Per il resto, vivo di pane e Paolo Roversi, Tim Walker, Recuenco e Witkin.

D: Parlando di influenze extra-moda, se dovessi paragonare il tuo stile personale, la tua moda a una canzone, quale sarebbe? A un film? A un libro? Un piatto?
VT: La canzone che sento più vicina a me è The Garden di Einstuerzende Neubauten. La associo a un periodo della vita, a Londra, in cui ero completamente sola. Mi ha accompagnata in quel viaggio di cinque giorni che mi è sembrato durasse un’eternità! Il film è Via col vento, il primo di cui io abbia un ricordo netto. Da bambina lo guardavo tutti i giorni, e tuttora continuo a identificarmi con Rossella che non sa quello che vuole o comunque lo capisce sempre troppo tardi… Il castello errante di Howl di Wynne Jones Diana è invece il libro. Mi immedesimo tantissimo nel personaggio di Sophie, una ragazza che lavora nella cappelleria del padre, trasformata in vecchia da una perfida strega che non è soddisfatta dei cappelli che la giovane le propone. Il piatto sarebbe sicuramente l’arrosto di fagiano in salsa di grano.

testo di Giulia Fasanella
foto di Francesca Zarroli per DROME magazine
30.05.2012

www.thefreshmeat.it

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Per IN THE VAN #06, la modella invitata da Veronica è Fiore Manni. Con un look da lolita e una passione sfrenata per il Giappone, la ventiduenne Fiore studia allo IED di Roma, sogna di creare abiti moda uomo e conduce Camilla Store, un programma in onda su Sky in cui mescola creatività, sartoria e fai da te.

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Making of IN THE VAN #06 | video by Jacopo Pergameno - music by SaveYourSoul

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