HOUSE OF HACKNEY ::
MORE IS MORE

Stoffe, tendaggi, carte da parati e ancora, mobili, lampade, porcellane, cuscini e lenzuola. Nell’era delle case lattee, squadrate e lineari come un panetto di Philadelphia, nei giorni della crisi, dell’invocazione all’austherity, delle ristrettezze cercate o paventate, loro rispondono con un lussurioso tripudio di fiori, foglie, animali, e decorazioni, di ori e di colori.

Sono Javvy M. Royle and Frieda Gormley, gli ideatori del marchio House of Hackney: due giovani londinesi che hanno fatto del rinnovamento dell’interior design la loro ragione di vita. E hanno trovato un loro stile personale: una sorta di mood Vittoriano postmoderno, di cui riprendono i motivi, che poi rielaborano in modo estroso, originale, anticonformista e fantasioso.
Tutta una linea di arredamento d’interni che ha anche una particolarità: è rivolta anche a chi “vorrebbe, ma non può” spendere un capitale per la propria casa, e proprio per questo cerca di mantenere prezzi contenuti.
Degno di nota anche il fatto che con il suo lavoro, House of Hackney supporta la Woodland Trust, associazione inglese per la conservazione del patrimonio boschivo del territorio: quale migliore investimento nel futuro dei giovani?

DROME: Ultimamente non si fa che parlare di crisi, recessione e ristrettezze, e in questo clima voi, invece di andare a togliere, aggiungete. Avete fatto dell’eccesso il vostro segno distintivo, perché?
Frieda Gormely: C’è stato un decennio di minimalismo e identikit furnishings. La maggior parte della nostra generazione è cresciuta con un’estetica minimale in fatto di arredamento e, dopo dieci anni, muri bianchi e linee pulite annoiano. Abbiamo ricercato una silhouette tradizionale con un aggiornamento postmoderno, modificando gli oggetti con stampe e trattamenti durante il processo di produzione.

D: Chi c’è dietro House of Hackney? Parlateci di Javvy M Royle e Frieda Gormley, e dell’istante esatto in cui è nata la scintilla che vi ha portati alla House of Hackney.
FG: Arriviamo dal mondo della moda, ma con un grande interesse nell’arredamento d’interni. Avevamo notato con i nostri amici che sebbene vi fossero molti marchi di moda vicini ai nostri gusti, non eravamo affatto ispirati dall’offerta corrente, così abbiamo deciso di lanciare un marchio di arredamento dall’estetica fashion.

D: Cosa vi ispira maggiormente?
FG: Londra, la Natura, il passato e il futuro.

D: Il vostro stile è molto connotato, molto British, molto Vittoriano. Credete sia esportabile? Dove, in particolar modo, avete riscontrato maggiore interesse?
FG: Ci fa davvero molto piacere aver avuto attenzione da tutto il mondo, da parte di persone che si identificano con la nostra estetica. Sebbene le origini del design siano piuttosto inglesi, l’aspetto è classico ma con elementi di distorsione, e per il momento si esporta bene.

D: Vi rivolgete direttamente alla next generation: qual è il feedback da parte dei giovani? Voglio dire, dopo anni di design in serie, di case standardizzate, Ikea style, non credete si siano un po’ assuefatti, e dunque il vostro stile risulti loro ridondante?
FG: Al contrario, ne sono eccitati: sebbene le nostre forme siano piuttosto vecchio stile, attraverso le nostre stampe e i trattamenti restituiamo un’immagine fresca e moderna.

D: In che modo realizzate i vostri oggetti?
FG: Abbiamo passato molto tempo nella ricerca dei migliori produttori in ogni campo. Progettiamo ispirati dal nostro stato d’animo, è una questione d’istinto, non facciamo attenzione alle tendenze dell’arredamento d’interni. Fino ad ora, il messaggio dei media è che noi siamo la punta avanzata tra i rappresentanti del ritorno al massimalismo per il mercato giovane.

D: Come fa la produzione non industriale a riuscire a mantenere dei prezzi competitivi?
FG: È una lotta continua. È importante per noi vendere il prodotto ad un prezzo accessibile, ma in rapporto alla sua qualità. Lavoriamo con fornitori che sono artigiani: questo vuol dire che abbiamo un piccolo margine di guadagno, ma siamo orgogliosi di poter supportare l’industria tradizionale.

D: Qual è l’oggetto non realizzato da voi che non dovrebbe mai mancare nella vostra casa?
FG: Sicuramente le lampade create dal duo James Plumb.

D: Quali esperienze estetiche necessarie consigliereste ad un esigente turista in giro per Londra?
FG: Senza alcun dubbio suggerirei di visitare: St. Pancras Hotel, V&A Museum of childhood, Last Tuesday Society Little Shop of Horrors, Liberty London, Fortnum and Mason, The Geffrye Museum e The Wapping Project.

Valeria Corti
07.02.2012

www.houseofhackney.com