GUY BEN-NER ::
INTERVIEW

Chi non ha mai provato da piccolo ad evadere dalla realtà, giocando a impersonare gli idoli di certi libri di formazione o di avventurose serie televisive? Anche l’artista israeliano Guy Ben-Ner (Ramat Gan, 1969) lo faceva, e, una volta cresciuto, ha continuato a farlo, coinvolgendo i suoi figli nella creazione di storie folli e avvincenti, intrise di humour e spontaneità, ma anche di critica sociale. Ciò che più colpisce dei suoi video è l’intenzione di preservare quella semplicità, freschezza e ingenuità tipiche della fantasia infantile, la capacità di creare mondi partendo dalle piccole cose quotidiane. Dimenticate sofisticate tecnologie digitali, estetismi o concettualismi fine a se stessi, le opere di Guy Ben-Ner sono un inno all’immaginazione senza confini, la celebrazione del do it youself, giocosi esperimenti che riflettono sulle relazioni sociali e sui confini tra pubblico e privato.
L’abbiamo incontrato in occasione della sua partecipazione alla mostra Da Zero a Cento. Le nuove età della vita – prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con La Triennale di Milano e curata da Cristiana Perrella e Giovanni Carrada -, dove espone Wild Boy, uno dei suoi video più significativi.

Guy Ben-Ner, Wild Boy, 2004, Video Still, Courtesy of the artist and Postmasters

DROME: Come mai hai scelto il video quale linguaggio prediletto e che cosa ti ha spinto ad adottare una tale cifra stilistica, basata sull’artigianalità, la semplicità e l’economia di mezzi?
Guy Ben-Ner: Ero a casa con i miei figli, non avevo uno studio, e ho deciso di iniziare a lavorare con loro utilizzando lo spazio domestico come set. Il video mi sembrava il mezzo più semplice per coinvolgerli nel mio lavoro. Inoltre, era anche lo strumento migliore per cominciare a dedicarmi a una forma d’arte più narrativa, cosa a cui ero particolarmente interessato. Le questioni del low budget e della semplicità, invece, sono state imposte dalla nostra situazione economica.

D: I tuoi lavori mi fanno pensare al modo in cui certi bambini, spesso con pochi oggetti e tantissima immaginazione, riescono a creare storie fantastiche. Tu eri sicuramente uno di questi, che tipo di storie preferivi mettere in scena?
GBN: Mi piaceva molto impersonare Tarzan.

D: Nel video Wild Boy (2004), interpreti il ruolo di un uomo che insegna a un piccolo Mowgli come vivere nella società civile. Nella vita reale, hai mai considerato la tua pratica artistica come un metodo educativo alternativo?
GBN: Sono consapevole del fatto che quando si lavora con i bambini molto spesso si impone loro anche la propria autorità, e talvolta li si educa, ma il mio scopo alla fine è realizzare un film. Quando si educa invece, l’obiettivo perseguito è effettivamente l’educazione.

Guy Ben-Ner, Berkeley's Island, 1999, Video Still, Courtesy of the artist and Postmasters

D: Secondo te, quali sono le maggiori differenze rispetto al passato nel modo in cui i bambini si relazionano con il gioco e il divertimento?
GBN: Credo che la risposta esatta sia Internet.

D: Quando eri bambino, cosa volevi fare da grande?
GBN: Il giocatore di basket.

D: I tuoi figli hanno mai esercitato la loro influenza o dato dei suggerimenti durante le riprese dei tuoi film, diventandone in qualche modo co-creatori?
GBN: Solitamente danno il loro contributo, per esempio creando gli oggetti di scena o apportando delle piccole modifiche alla sceneggiatura. Il cambiamento più radicale si è verificato nell’opera Elia (2003): mia figlia, che interpretava il ruolo principale, ha voluto che mutassi il finale del film perché non le piaceva. Poiché rappresentava il personaggio principale, mi ha proposto di aggiungere un tocco “glam” alla sua parte, fascino che secondo lei mancava nella mia versione del copione. Ho dovuto seguire la sua volontà, d’altra parte era la figura centrale.

testo di Francesca Cogoni
ritratti fotografici di Carlo Beccalli per DROME magazine
26.03.2012

GUY BEN-NER
Da Zero a Cento. Le nuove età della vita
Triennale di Milano
web: www.triennale.it

Milano (Italia), fino al 1 Aprile 2012

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