ELAD LASSRY ::
VERSO UNA NUOVA IMMAGINE

Insolite nature morte, animali “pop” come giraffe, fenicotteri, cani collie e gatti paffuti, modelli che ammiccano verso l’obiettivo con pose statiche ed espressioni impostate: sono alcuni dei soggetti scelti per la mostra “Elad Lassry. Verso una nuova immagine”, a cura di Alessandro Rabottini, allestita presso il PAC di Milano.
Per la sua prima prima personale in un museo italiano, Elad Lassry (Tel Aviv, 1977; vive a Los Angeles) ha radunato una quarantina di opere, tra fotografie, film in 16 mm, sculture, installazioni e disegni, ragionando sulla pluralità semantica e interpretativa dell’immagine contemporanea, sul suo carattere enigmatico, oscillante tra perfezione e imperfezione. Una sensazione di attrito e di ambiguità diffusa aleggia, infatti, tra le opere esposte, rappresentative di una tensione tra asciuttezza formale e straniamento percettivo, in cui ogni logica così come ogni accenno di spontaneità è estirpata.
Cresciuto nel cruciale periodo di passaggio dall’analogico al digitale, segnato dall’avvento di nuove modalità di creazione, diffusione e ricezione delle immagini, Elad Lassry impernia la sua ricerca sui concetti di rappresentazione, circolazione e visione delle immagini nella società odierna, indagando su quel gap tra «occhio e mente», come dichiara egli stesso.
Che si tratti di immagini trovate, spesso provenienti da riviste degli anni Settanta, o di fotografie costruite ad hoc, di sculture dall’aspetto rigoroso o di film da cui è bandita ogni componente sonora e narrativa, i lavori di Lassry pongono quesiti ma non offrono risposte, inducono a vacillare davanti a un flusso figurativo che al contempo nausea e attrae, un vortice di immagini tanto familiari quanto artefatte.
Il percorso espositivo si conclude con l’installazione Untitled (Wall, Milan Blue), concepita appositamente per gli spazi del PAC e composta da una serie di piccole sculture in ceramica e nastri di seta, la cui simmetria è ripresa nella parete accanto con una serie fotografica in bianco e nero che ritrae l’attore Anthony Perkins, celebre per la sua mirabile interpretazione del serial killer Norman Bates nel film Psycho di Alfred Hitchcock. Personaggio controverso, Perkins-Bates potrebbe fungere da metafora dell’ambivalenza ed enigmaticità che permea la mostra, simboleggiando l’esistenza di un mondo contorto e opaco sotto la superficie patinata: la fattura semplice di certe immagini suggerisce la possibilità di molteplici livelli nascosti sotto il velo di convenzioni visive e interpretative.

Francesca Cogoni
22.08.2012

ELAD LASSRY. VERSO UNA NUOVA IMMAGINE
PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro 14
web: www.comune.milano.it/pac

Milano, fino al 16 settembre 2012