DROME 18 – INFANZIA



DROME magazine n. 18 – the CHILDHOOD issue

copertina: Jacqueline Roberts

JONATHAN MEESE / LORENZO MATTOTTI / NEDKO SOLAKOV / FRP2

RICCI / FORTE / MARIE HENDRIKS / ANDREA AYALA / LINO DAVIS

GÖKSIN SIPAHIOGLU/STEFAN CONSTANTINESCU / ROBIN RHODE

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Liesje Reyskens, Rani II, The girl with white hair, 2010, photography, courtesy of the artist

:: PRÉLUDE ::

 

Sotto il cielo da cui scrivo, le nascite si festeggiano con ogni supporto sociale ed economico possibile, mentre alle mostre rischi di ritrovarti in dono anche un catalogo/libro-gioco per bambini. E non da oggi, a Par(ad)is (dei bimbi).

Nel frattempo, aldilà delle Alpi, l’Italia si avvia a diventare l’arzilla società anziana preconizzata dai sociologi. Tutto questo mentre si succedono i crolli di Pompei, assurti a simbolo di un degrado ordinario, e dunque invisibile, dello stratosferico patrimonio culturale del Bel Paese, che convoglia nomine e risorse per valorizzare mediaticamente, ciò che non tutela fattivamente. Ogni traccia significativa che racconta di noi, se trascurata o maltrattata, è come un figlio di cui non ci si sa curare: bisogna affidarlo, e di corsa, ad un tutore migliore. E l’Europa sta a guardare.

A voi l’infanzia, dunque, eterna e cangiante condizione esistenziale dell’uomo, spazio delle possibilità, luogo simbolico in cui tutto può divenire, arena in cui i valori si negoziano per la formazione (o deformazione) delle personalità. Sfilano e si annodano in queste pagine ispirate, testi-manifesti, poesie travestite da risposte, dichiarazioni d’intenti e fiabe senza età, a firma di adulti mirabolanti che stanno segnando la produzione artistica contemporanea e che ci ricordano che il bambino, la parte migliore dell’umanità, sia troppo spesso visto come un adulto in fieri: una proiezione (orba) dei grandi e delle loro dogmatiche norme e aspettative sociali. Al contempo, emerge anche la sovrana importanza di lasciar respirare le tracce vive dell’infante in noi (superati i trent’anni, scatta la rivalutazione di Giovanni Pascoli, sappiatelo). Perché, se è vero che il travolgente flusso comunicativo di oggi non ci fa mai smettere di crescere, nell’adeguamento ad una realtà che richiede un apprendimento costante, è anche vero che sovente perdiamo per strada quella impertinente curiosità infantile che tutto mette in questione, al fine di capire e forse di non adattarci ad un mondo già preconfezionato.

E, infine, una nota molto personale, soavemente coerente con il tema del numero – ancora una volta! Ho appena scoperto che il nuovo anno mi porterà il-mio-primo-nipote: mi toccherà dunque osare il leggero. Ma da dove si comincia? Una risposta polifonica proviene dalle pagine composte per voi, conducendomi a ciò che per Nietzsche (Ecce Homo) è la maturità: ritrovare la serietà che da bambini si metteva nel gioco. Seri come fanciullini, voilà.

Rosanna Gangemi

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