AZT ::
SYNUSI@PILLS

synusi@pills ::: guest – azt

 

synusi@: cosa ti colpisce di qualcuno appena conosciuto.
azt – Le variabili inespresse. C’è un’infinita gamma di variabili e possibilità da scoprire, da verificare, da sondare… la persona di fronte a me è un mondo da raccontare, e il mio cervello inizia a strutturare la conversazione per inquadrature – io vivo in un mondo di immagini: quello che vedo sono possibili frame di un cortometraggio impossibile, una sequenza narrativa stracolma di possibilità in attesa, di posizioni minime, di dettagli fisici che entrano violentemente nel mio immaginario, asteroidi in caduta libera. E poi tutto ciò che un’immagine fotografica non dice ma deve contenere: gli odori, il tono della voce, la velocità o la lentezza dei movimenti, il tempo trascorso, il futuro. Quando conosco una persona, spesso la spoglio con la mente: devo eliminare tutto ciò che ha fatto per “rappresentarsi”, toglierle l’armatura, andare oltre, più in profondità, devo vedere cosa c’è sotto, cosa c’è veramente, ho bisogno di raggiungere l’essenziale per trovare la sua più autentica diversità.

sy@: dal dizionario dell’omo salvatico di domenico giuliotti e giovanni papini: quando si vede scritto “spettacolo per adulti” è sottinteso che si tratta di oscenità – e adulto viene così ad essere sinonimo di porco. nella realtà, la poesia è capace di insinuarsi ovunque, e l’arte sa esplorare ogni percorso per destrutturare falsi immaginari. parliamone.
azt – Non ho né la presunzione né l’interesse di fare un’arte “per tutti”, tantomeno sono interessato al mondo dell’infanzia. Il termine “per adulti” non mi preoccupa affatto. Le categorie della morale e della censura mi affascinano assai poco, se non per quel breve ed incidentale brivido che provo nel violarle, un fascino assai fugace. Ma non è questo il punto. Il fatto è che c’è chi vive e sostiene un mondo in cui “poesia” è sinonimo di “naif”, e chi come me preferisce allargare lo sguardo a 360°, solcare un orizzonte più esteso, attraversare le regioni meno esplorate e più intense della natura umana. Mi occupo di alcune “rimozioni” dell’immaginario mainstream: la nudità, la sfera sessuale nella sua accezione squisitamente genitale, la solitudine dell’uomo e la caducità dei corpi. Tutto questo è per me l’essenza della poetica: l’arte da sempre ha a che fare con questo in modo più o meno esplicito. Se trovo bellezza o poesia in ciò che è universalmente definito “osceno”, lo rappresento, così come se le trovo in qualcosa di socialmente accettabile (dal mio punto di vista la fotografia di un volto o quella di un pene in erezione non sono affatto diverse, sono entrambe “ritratto”, non c’è gerarchia tra i corpi o tra le parti del corpo). È un problema di linguaggio, di poetica: il sesso – come la morte – contiene un potenziale espressivo di bellezza e di verità infinite. Il paradosso è restituire questa verità attaverso la menzogna dell’immagine, che è per definizione bugiarda, che dice tutto tranne la verità. È un problema insolubile che fa nascere il mistero.

sy@: come abitare al meglio un segreto.
azt – Ti racconto un segreto: sono la persona migliore a cui raccontare segreti perché li dimentico immediatamente. Il mio rispetto per il segreto è totale, assoluto, e la mia mente lo attua cancellando i segreti (ho una mente che cancella), spostandoli in una zona inaccessibile, remota, una landa deserta lontana con dune di sabbia ed altissimi pinnacoli rocciosi. Alcuni dicono che i segreti sono ciò che si racconta a una persona alla volta, altri che il modo migliore per nascondere qualcosa è metterla sotto gli occhi di tutti. Spesso le persone considerano il proprio corpo un segreto, in particolare i genitali o le proprie forme che meno amano. Questo per me è uno spreco, perché così limitiamo la quantità di bellezza visibile nel mondo, che consiste proprio nella diversità, nei difetti, nei segreti dei nostri corpi che andrebbero denudati anziché ricoperti di stoffa. In ogni caso, l’arte vive di segreti rivelati. Sono sicuro che se pensi a un’opera d’arte tra le più famose – la tua preferita, quella che per te è la più bella -, sarà sicuramente un’opera che svela un segreto, che rende visibile l’invisibile, che azzarda dire ciò che non si può dire… ci ho preso?

concept ::: casaluce/geiger
17.02.2012