DROME 19 – SOPRANNATURALE



DROME magazine n. 19 – the SUPERNATURAL issue

copertina: Emeli Theander

MATTHEW DAY JACKSON / UMBERTO CHIODI / MARINA ABRAMOVIC

MOUNIR FATMI / LUC TUYMANS / ANGEL VERGARA / BOUROULLEC

DAN PERJOVSCHI / MASTER MUSICIANS OF BUKKAKE / RAW EDGES

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Agnieszka Kurant, Fatamorgana. Map of Phantom Islands. 2011, termochromic print on paper, 100 x 70 cm, courtesy of Agnieszka Kurant

 

:: PRÉLUDE ::

 

I media espandono i nostri sensi. La tecnologia ci fa credere che tutto sia possibile. Solo il reale, quello che non vediamo più, è destinato a stupirci.

Questo numero, votato al soprannaturale, nato chiaramente per stregarvi, si riconosce, si bea, quasi, e così si annuncia, nel breve passaggio di Agnieszka Kurant nell’INTRO: la sua nuova serie è una meravigliosa cartografia delle isole che non ci sono, ma che potrebbero esserci perché sono state – qualcuno, per un giorno o per decadi, le ha credute esistenti. Fantasmagorici lembi terrestri dai confini porosi, dove lo spettro delle possibilità non si limita al reale semplificato, quando non adulterato, che ci investe ogni giorno. Bellezza e mistero, quindi, ma anche un’ennesima prova che colonialismo e interessi politico-economici non risparmiano neanche il mondo immaginario.

In queste pagine, tutto è impregnato del binomio realtà/illusione. La magia che ci ha avvolti nel comporlo si deve all’incontro tra tecnologia e poesia, tra politica e poetica, attraversando le zone di aderenza che legano l’arte contemporanea ai primi vagiti della fotografia e del cinema. Esploratori esteti, abbiamo dato la caccia ai fantasmi – il cui tempo, con Derrida, è l’avvenire -, rendendoci noi i loro trofei. Eleganti figure dicotomiche destinate a sopravviverci, gli spettri sono cartine da tornasole attraverso cui guardare ai nervi scoperti della società, in cui ci riconosciamo (quasi) impossibilitati nella rappresentazione del reale, a causa dell’infinito flusso di immagini da cui siamo investiti, che si condensano travolgendo le nostre coscienze (Tuymans/Vergara, Perjovschi). Ma c’è anche una sublime sensatezza in tutto questo: come nella visionarietà che nel rigore si fa invito alla consapevolezza (Chiodi, Bouroullec, Abramovic, von Bingen), nell’estetica rivelatrice dell’errore (Teotino) e della caduta (Valdoca), nell’ideativo prodigio feromonico dell’amore (Fatmi, Palomino/von Christann).

Gli effetti speciali, poi, ci sono tutti, e si potrebbero tradurre in un’altra cartografia, quella dei nostri costanti spostamenti fisici e trance-disciplinari. DROME è nato, sette anni fa, dall’urgenza visionaria di far conoscere agli italiani ciò che accadeva nel mondo dell’arte e della cultura oltre i confini dello stivale, ispirandoli. Otto numeri dopo, DROME parlava al lettore di ogni latitudine. Questo concetto ha plasmato l’identità unica del periodico, che ha trovato nella sempre più densa produzione di eventi una naturale manifestazione di sé. L’espansione degli ultimi due anni, concretizzata dall’apertura delle redazioni di Parigi e Bruxelles, non può che rivelare una semplice cosa: DROME è un’isola fantasma, a cui si approda, da cui si riparte, e in cui a chiunque è concessa la cittadinanza.

Rosanna Gangemi

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